La Piazza fa male se non usi la Testa

Luca Iavarone ci regala questa perla al termine di questo week-end dove è andato in scena il famosissimo #family day. Al centro la discussione del DDL Cirinnà ma in realtaà al centro, quando si tratta di piazza finisce di tutto.

Io lo so, cari amici, molti di voi che hanno partecipato (o che avrebbero voluto partecipare) non sono le macchiette raffigurate da questo video.

Ma ci sono dei problemi comunque dei problemi.

Uno: alcuni dei contenuti malespressi (permettetemi il neologismo per essere elegante) da queste persone voi non li disconoscete, anzi li approvate.

In fondo anche voi cattolici di buon senso vi piegate al dubbio (qui dato invece come certezza fondamentale) che l’omosessualità sia qualcosa di strano, non magari una malattia, cioè insomma li rispettate, sono vostri amici (vorrei conoscere una persona che ritiene che aver un amico significhi avere una persona che lo considera un CASO UMANO!?!) ma non toccatemi i figli. Sì insomma alla fine vi incartate anche voi, che avreste tutti gli strumenti per prendere distanze da queste posizioni.

Due: appunto, prendere distanze. E qui entra in gioco la Coerenza.

Se la famiglia è una questione di AMORE, e il Family Day doveva ricordare la forma ” principe” dell’AMORE (si è arrivati addirittura che fosse una questione antropologica o costituzionale) spiegatemi che posto trovano nella famiglia dell’AMORE queste persone che vediamo nel video.

Va bene, volete ricordarmi che si sono pescati 6/7 individui su 2 milioni (perchè anche mentire? vabbè è una questione di piazza, ci penserà la Questura) da un servizio giornalistico di parte.

Il problema è rappresentato  dalle distanze, che nessuno domani prenderà, nè ai vertici nè tra la base.

Distanze che, permettetemi, si possono prendere anche in Piazza.

Un po’ di Piazza ne ho fatta. Le conosco le emozioni travolgenti di sentirsi “Un unico corpo” di appartenere ” a qualcosa di più grande”, sia la Storia o Qualcosa di altro.

E le diversità sono così tante che non puoi pensare che qualche imbecille vorrà rovinare i “bei ideali” che vai professando.

Era il 20 Luglio 2001, pomeriggio, Genova. La tragedia stava per accadere, a minuti. Noi eravamo in Piazza Manin con la Rete Lilliput. Arrivai quando la carica inutile e odiosa aveva già malmenato persone con magliette inneggianti alla non-violenza e alla solidarietà, rei soltanto di essere al G8.

Ad un tratto, come dal flashback di un incubo compaiono in fondo alla via i famigerati Black Block. Neri, come un gregge confuso (ma unito) si muovono con passo tranquillo verso la prossima destinazione, come lo spostamento di una scolaresca dalla scuola alla piscina.

Nelle persone la rabbia saliva, erano stati menati per quelli. Loro che erano lì per un mondo di pace avevano preso manganellate per queste figure nere paramilitari che si spostavano in blocco indisturbati.

Abbiamo cominciato a urlare loro di  andarsene, di vergognarsi ma , soprattutto , di fermarsi. Lo abbiamo urlato con tutta l’impotenza di chi in piedi con la propria maglietta bianca vede un plotone nero munito di caschi, spranghe, catene e manganelli sa che non potrà fare nulla.

Qualcuno però si scalda e comincia a insultarli ed ad avvicinarsi pericolosamente, mosso dalla rabbia, dal dolore.

E quel momento non me lo scorderò mai. Un istinto fondamentale. Mettere le distanze.

In pochi, ma sufficienti, abbiamo creato un cordone che separava noi da loro, evitando che si creasse altra violenza su violenza.

Abbiamo messo le distanze tra la violenza e la violenza. E’ una questione di coerenza.

Avete ancora una chance domani mattina.

Prendete le distanze.

 

 

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Informazioni su carlotognola

Counsellor, Parent trainer
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Una risposta a La Piazza fa male se non usi la Testa

  1. ohssantamadonnina. no, non sono macchiette. non sono macchiette per nulla, quelle. paura, tanta paura.

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