Vi devo dire 2 cose su cosa può voler dire fare l’educator*

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La notizia la trovate qui ben descritta in questi link:

http://www.varesenews.it/video/polizia-arresta-4-minorenni/

http://www.varesenews.it/2016/08/educatrice-aggredita-dai-ragazzini-notte-da-incubo-in-comunita/545785/

Per la cronaca rimane poco da dire.

Evito di accendere strascichi persecutori o di sciacallaggio che facciano riferimento anche solo lontanamente alla vita e al futuro di questi ragazzi.

Mi fermo e voglio provare  a raccontarvi altro.

Perchè da educatore ho necessità di raccontarvi cosa ci “attraversa” quando facciamo questo lavoro.

Ho necessità per un trasporto ematico di sbagliare drammaticamente ma di provare a farvi capire cosa è accaduto a questa donna.

Sbaglierò di sicuro, state certi, perché come voi non c’ero e non so nulla di quella realtà.

di questo state certi, è così, non fidatevi come fate leggendo altra roba che quello che sto per dirvi è solo palesemente vicino alla verità perché  esprimo con forza la mia opinione. Anzi, diffidate. Diffidate di quelli che sanno tutto e di tutti.

Io so solo quello che provo e che proverei e cosa avrei provato al  suo posto.

E’ solo frutto della mia vita, certo , una vita impegnata nel mondo dell’educazione.

Intendiamoci: non siamo dei superoi, non siamo tutti Madre Teresa, non siamo tutti degli imboscati fannulloni ma allo stesso tempo incontrerete educatori che vi daranno quest’idea.

Poi ci sono persone normali che scelgono di fare un lavoro onesto per fare la propria parte nel mondo che vengono sbattuti in gironi infernali.

A volte con delle protezioni, a volte no.

A volte stai in un servizio con capi in gamba che ti seguono e ti supportano aldilà del loro mandato, a volte semplicemente no.

All’università (per chi non lo sapesse c’è una (ormai 2) Laurea per fare questo lavoro) ti infarinano di concetti universali di pedagogia e psicologia ma poi ci sei TU.

Ci sei Tu con il tuo corpo che sta in mezzo a situazioni come queste che urlano vendetta difronte al cospetto di dio.

Ci stai tu, giovane donna che ti trovi a sostituire, che ti piaccia o meno, il ruolo di genitore di genitori devastati dalla vita.

C’è un dispositivo di un tribunale che ti affida un minore che distrutto già dall’esistenza nefasta consegnatagli dal fato ti si troverà davanti con tutta la sua rabbia e potenza di distruzione ed autodistruzione.

Sì, non è il tuo ruolo fare il loro genitore, ma un’onda di mancanza totale ti travolge, e se non hai due (s)palle di ferro ti trovi travolta da un carico di (dis)umanità delirante.

E sei lì, con il tuo corpo, a percepire da ogni poro che c’è qualcosa che non va.

Certo, il tutto si può gestire e il lavoro dell’educazione è pensato apposta per offrire un punto di svolta per queste vite.

Ma molte volte il punto di svolta non è vicino e tu devi semplicemente supportare l’onda d’urto di dolore e odio che degli esseri umani ti buttano addosso.

Lo fareste voi per 8 € netti all’ora?

Ah, vi stupite che sia un lavoro e che questo sia un lavoro?

Andiamo avanti.

E poi sei donna, ti accorgi che la semplice presenza provoca delle reazioni negli altri esseri umani di sesso attratto che ti stanno accanto.

Già questo è complicato da gestire, soprattutto se sei giovane.

Figurati se addosso a questo carico c’è il senso di responsabilità delle vite che ti vengono affidate.

L’educatrice in questione, distrutta dalla situazione afferma di aver pensato di “non esser in grado a reggere la responsabilità affidatale per il turno notturno”.

Ti hanno buttato piscio addosso, hanno cercato di stuprarti, ti hanno minacciato con un coltello e tu pensi di essere inadatta.

Possibile? Sì possibilissimo anche per personale molto formato e in gamba.

Perchè è lì il tuo corpo davanti ad altri corpi con la sensazione di perdere tutto, per primo te stessa.

Di quei corpi che hai davanti hai la fredda e lucida consapevolezza che quello che stanno agendo è disumano ma perchè disumana è stata la vita con loro.

E allora puoi andare in black out, perchè il tuo istinto di sopravvivenza personale/animale combatte con l’istinto di sopravvivenza della tua specie, un istinto che alcuni di noi hanno provato, hanno capito che allevare cuccioli di uomini di questo tipo mette a repentaglio la specie alla quale appartieni. Allora fai un passo indietro tu, perchè sei l’unico cosciente della portata di quello che sta accadendo.

Cuccioli di uomini allevati come bestie.

E allora di “inadatto” c’è un welfare che vede gli enti locali a lottare per non investire i pochi soldi che hanno per l’assistenza sociale in comunità. Perchè 100€ al giorno per ogni minore in comunità fanno in fretta a far saltare qualsiasi bilancio di qualsiasi Comune.

Per cui scegli la comunità che costa meno, con personale meno qualificato e con notti magari dove manco c’è l’educatore.

Ecco l’unica cosa seria che non si fa veramente è investire sull’unica cosa che permetterebbe di vincere questa lotta contro la disumanità: l’educazione.

L’educazione professionale, cioè più soldi per pagare più personale e meglio formato.

Non venitemi a dire che non ci sono i soldi.

Vi prego no.

Le rotonde con giardini fioriti si continuano a fare, le asfaltature prima delle elezioni che durano un anno si continuano a fare, le armi si continuano a comprare e a vendere, i soldi ci sono. Punto.

Crisi o non Crisi è questione di priorità.

Se non ci sono i soldi per mettere un argine al fallimento in essere di un’esistenza per un lavoro di comunità figurarsi per i lavori che veramente vincerebbero le sfide titaniche della riduzione del disagio: la prevenzione.

Ma non volevo parlare di Welfare, volevo provare a spiegarvi come a volte ci sentiamo quando lavoriamo .

Eh sì perchè è un lavoro, e un po’ più complesso della macchietta del bravo ragazzo che gioca a pallone e fa fare i compiti.

Qui a  volte noi ci distruggiamo, e qualcuno, signor*, ci rimane sotto e non ritorna più.

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su carlotognola

Counsellor, Parent trainer
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3 risposte a Vi devo dire 2 cose su cosa può voler dire fare l’educator*

  1. agersocialslow ha detto:

    tanta rabbia di persone che sono dentro. Siamo lontani per vedere bene e prima di andare sul campo spero ci siano mesi di affiancamento perchè altrimenti ti ritrovi a costruire un altro branco magari colto ma sempre livido di rancore.

  2. Andrea Giancola ha detto:

    Non voglio giustificare certe azioni ma se questi ragazzini non fossero COSTRETTI a stare in un posto dove non vogliono stare, si comporterebbero in questa maniera? Spesso è molto più utile, gratificante e produttiva la professione di educatore a domicilio, senza allontanamenti! vi siete mai chiesti come vengono trattati i ragazzini? C’è una legge che prevede improvvisi e periodici controlli nelle strutture di affidamento?

    • carlotognola ha detto:

      Gli strumenti di prevenzione sono sempre la migliore risposta. Una ADM (assistenza domiciliare minori) a volte può essere una buona soluzione per permettere di lavorare sulle capacità residue di tutta la famiglia. Ma quando si arriva alla riduzione o sospensione della patria potestà con un allontanamento coatto in comunità è a causa di elementi di pregiudizio della vita e della salute del minore gravissimi: abusi sessuali, violenze fisiche e psicologiche ben oltre l’immaginabile. Un minore che viene allontanato da casa vive un trauma? Si enorme, ma almeno gli si offre una chance di vivere un periodo della sua vita in un ambiente sereno e sicuro. Non sono a conoscenza di leggi che sistemizzino il controllo delle strutture, ma io ho piena fiducia degli ottimi assistenti sociali che visitano le strutture e che ci mettono poco a capire se hanno di fronte professionisti validi o improvvisati. Anche perché i risultati educativi si vedono dove si lavora bene. Poi ci sono capre ovunque per citare Sgarbi, ma può diventarlo ognuno di noi se abbandonato a se stesso senza formazione e risorse adeguate.

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