Hai scoperto solo ora di essere “Multipotenziale”?

Ho impiegato un po’ di tempo a decidere di scrivere dopo che ho visto questo video. La prima volta che l’ho visto non sono riuscito ad arrivare alla fine. Mi sono preservato. La seconda sono arrivato in fondo e ho pianto. Ora vi spiego perchè.

 

Emilie Wapnick ci racconta biograficamente la sua scoperta e nuova consapevolezza:

non avere un’unica vocazione (call) professionale, avere molti interessi distanti tra loro e…(questa è la scoperta) non sentirsi inadeguati, bensì scoprire di avere dei talenti (esageriamo…dei superpoteri !) precisi e molto validi per la propria realizzazione personale e successo professionale:

  • La capacità di sintesi di diverse idee
  • la velocità di apprendimento
  • adattabilità

La “doccia fredda” conseguente a questi brevi contenuti è stata impressionante. Mi sono interrogato come persona e come formatore.

Come persona ho ripensato a tutti quei bivi esistenziali dove ho cercato a tutti costi la “specializzazione”, per sentirmi al pari dei tempi che mi chiedevano sempre di essere aggiornato nel dettaglio di ciascuna mansione fossi in gradi di fare. E inevitabilmente alla fine di ogni percorso formativo o scelta di approfondimento professionale ti ritrovavi semplicemente … deluso. Deluso e sempre lì, lì nel mezzo (Cit. Ligabue perdonatemi!) , mai come si dovrebbe essere: estremamente competente in un settore. E rivedi tutti gli sguardi sconcertati dei tuoi colleghi quando alle équipe citavi nozioni o riferimenti di altri campi scientifici, di passioni tue che ti permettevano di trovare collegamenti con altri ambiti di sapere ed arrangiarsi un po’ in tutto. Ovviamente queste abilità non sono state mai retribuite come “lavoro specializzato”.

Come formatore mi interrogo sulla responsabilità in termini di orientamento che posso offrire a preadolescenti e genitori.  Sono sempre stato allergico al momento tragico della terza media dove assisti impotente a questa ricerca manichea della strada maestra che garantisca successo e soddisfazione a dei poveri ragazzini che ancora non hanno minimamente idea di cosa possa rappresentare una vita professionale. Ho sempre cercato di far intravvedere l’elasticità e la fluidità dell’esistenza, di come le traiettorie possano cambiare con velocità e inaspettatamente. Insomma, cercate di non angosciarvi e di non angosciare i vostri figli.

Ora ancora di più mi troverò a valutare con estrema serenità una scelta che non vincolerà l’eterna esistenza di questi ragazzi e a concentrarmi ed ad aiutare a focalizzarsi sempre di più sugli  INTERESSI, su ciò che APPASSIONA.

In questa mutazione antropologica cerco sempre di trovare gli aspetti interessanti e preziosi piuttosto che lamentarmi di vestige del passato, tra l’altro tutte da dimostrare  (” I ragazzi di oggi non hanno interessi, non sanno concentrarsi, non hanno spirito critico, sono sempre sul cellulare, non sono responsabili…), e questo aspetto della multipotenzialità mi aiuta sempre di più a scoprire come questo possa rivoluzionare un concetto importante come quello della vocazione unica.

Non perché non sia possibile un’esistenza mono-professionale, ma perché la vita può offrire molte più possibilità da scoprire con le quali arricchirsi, può evitare di condannare a priori le persone che nel percorso formativo non trovano risposte alle proprie competenze e capacità. C’è molto di più là fuori…avventuriamoci, adattiamoci, abbiamo solo da guadagnare ed ‘è anche l’unico modo in cui gli esseri viventi sopravvivono.

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Sono razzista ma il razzismo non è la soluzione

guardare avantiMi unisco agli amici e colleghi che in questi giorni cercano di porre un argine al dilagare leggero , diffuso e inquietante  di un fenomeno: essere razzisti non è più un taboo è un diritto.

C’è una pericolosità talmente immane nel rincorrersi di analisi e frettolosi giudizi categorici che individuano nelle persone straniere CAUSE di ogni sorta di mali che è impossibile rimanere in silenzio.

Lo faccio con un paradosso.

Anch’io sono razzista. 

Perchè in realtà tutti siamo razzisti.

Anche quelli che vanno a tutte le manifestazioni contro la Lega, anche quelli che lavorano per aiutare gli immigrati…lo siamo tutti.

Ma ovviamente mi permetto di parlare solo di me.

Anch’io sono razzista perché faccio fatica a rapportarmi con chi è diverso da me.

Io sono abituato a trovarmi il lavoro da solo, se vedo qualcuno che non fa così mi da fastidio.

Io sono abituato a  non buttare neanche una carta per terra, se vedo un angolo della mia città pieno di spazzatura mi arrabbio.

Io sono abituato a usare come spezie l’origano e il basilico, molto di meno il curry e il cumino, quando incontro qualcuno che lo usa tutti i giorni mi da fastidio perché sento puzza.

Io non arrivo neanche a 1000€ al mese, per cui quando qualcuno mi chiede soldi per strada mi da fastidio, è più forte di me.

Io da anni credo e cerco di praticare l’equanimità uomo-donna, tanto che quando qualcuno fa una battuta sessista o tratta male una donna ci sto male.

Sì, perché parte tutto da qui, da quei fastidi quotidiani ai quali è difficile trovare una risposta.

Ma la risposta non è il Razzismo.

La risposta è non indicare come responsabile dei nostri guai una categoria di persone diverse da noi.

Mai;

questa è la genesi del razzismo, e giorno dopo giorno quel “fastidio” si tramuta in “odio”.

A questo dobbiamo porre un limite TUTTI; la Storia ci insegna che i regimi razzisti erano pieni di persone per bene che NON hanno saputo vedere COSA stavano costruendo:

comunità che legittimavano l’odio verso i diversi come soluzione alle proprie angosce e ai propri problemi.

Se siete arrivati sin qui abbiate pazienza un attimo ancora che vi devo raccontare delle cose:

Riguardo al lavoro le persone che non si danno da fare per trovarlo e che mi danno più fastidio sono i politici.

Riguardo alla spazzatura in città non posso proprio sopportare il mio vicino (lombardo da almeno 4 generazioni)  che per non fare la differenziata la butta nel cestino stracolmo facendolo esplodere.

Riguardo a chi mi chiede soldi proprio non posso vedere quelli del Lautari  (http://www.wilditaly.net/la-metti-una-firma-contro-la-droga-il-caso-della-cooperativa-lautari-19810/).

Riguardo alle discriminazioni sessuali chi mi da più fastidio è mio padre (Lombardo da almeno 5 generazioni a nostra conoscenza) che tratta male mia madre da quando ne ho memoria.

Come vedete anche io ho le mie difficoltà a relazionarmi con chi è diverso da me.

 

 

 

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Ricostruire

mattoni-in-terra

Bisogna riprendere il filo strappato,

seguire un tratto di respiro

che si apre al ritmo della tua bocca

che rimane appesa sulla tavola della conversazione.

Ansia di léggere teste

Peso delle teste di altri

Spalle riverse a macinare conti

per non tornare dove le ragioni s’inceppano

Amami, ricoprimi di insulti per rendermi gentile

strappami i fili della mia fragilità

taci

esci

ricostruire.

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